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Per celebrare l’anniversario un convegno sulla presenza della Comunità nel quartiere, con una riflessione sulle nuove povertà. Monsignor Spreafico: «Incontrare gli ultimi a partire dal Vangelo» di Nicolò Maria Iannello
Amici vecchi e nuovi si sono ritrovati sabato scorso, 19 novembre, al teatro Palladium per festeggiare il quarantesimo anno di servizio della Comunità di Sant’Egidio a Garbatella. Oltre 600 le persone che hanno partecipato al convegno dal titolo “Il Vangelo in periferia”, che ha riproposto le tappe principali della presenza della Comunità per le strade del rione storico.
Tra testimonianze e riflessioni «l’appuntamento di sabato - ha ricordato monsignor Paolo Schiavon, vescovo ausiliare per il settore Sud in un messaggio indirizzato ai volontari – è un’occasione per fermarsi e fare memoria». Una possibilità per riflettere su «le tre coordinate che distinguono il cammino di Sant’Egidio: carità culturale, via e piazza». La carità come «amore per la gente che vive a Roma», la via come «parabola della vita e dell’amicizia» e infine la piazza quale «luogo d’incontro dove tenere vivo il tema della pace».
E per ripercorrere alcuni dei momenti significativi della seconda e più “anziana” Comunità, dopo quella di Trastevere, un video ha riproposto le immagini dell’incontro con Giovanni Paolo II avvenuto nel 1978 nell’asilo autogestito che i ragazzi avevano aperto alla Garbatella,una delle iniziative messe in atto per venire incontro alle esigenze e ai bisogni di un quartiere che all’epoca era la periferia della città.
Ma oggi, spiega Chiara Turrini, responsabile della Comunità di Sant’Egidio alla Garbatella, «anche se il quartiere non è più ai margini, la povertà c’è sempre e ha un volto diverso». Oltre la presenza di immigrati, bisogna ricordare che «negli ultimi 10 anni la popolazione di Garbatella è diminuita del 7%, il 27% ha più di 65 anni e oltre 2000 persone hanno più di 85 anni, quando in tutta Roma solo il 21% degli abitanti ha 65 anni». E la povertà si manifesta anche in quella violenza diffusa che svela «una periferia del cuore di molti e che si concretizza nella paura dell’altro». Come gli undici episodi di violenza che dal 2009 si sono verificati nel quartiere.
A fianco di Chiara Turrini, monsignor Ambrogio Spreafico, vescovo di Frosinone e amico storico della Comunità alla Garbatella. «Con Sant’Egidio sono cresciuto - ammette il presule - perché ho imparato a capire la gente e che il Vangelo è per tutti». Tre, secondo lui, «le stelle che guidano ogni servizio: la Parola, la preghiera e i poveri». E agli ultimi «non abbiamo mai offerto soltanto un pane materiale, ma il pane del Vangelo per guarirli». Con loro poi «è nato un rapporto personale e partendo dalla Parola è cresciuta una storia di amicizia».
A concludere l’’incontro, le testimonianze di uomini donne cui la comunità è stata vicino nei momenti difficili. Come quella di Maurizio Valentini, che sabato è stato chiamato a rappresentare il movimento degli “Amici” disabili: «Dal 1981 Sant’Egidio non ci ha mai abbandonati e con la Comunità ho conosciuto Gesù». Nel tempo «ho scoperto che la mia malattia era la solitudine, ma guarendo ho capito che, anche se sono debole, non sono triste o impaurito perché sono forte quando annuncio il Vangelo».
tratto da http://www.romasette.it/modules/news/article.php?storyid=7675
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